Le stazioni fanno il pieno di design – Casa & Design

Le stazioni fanno il pieno di design – Casa & Design. (repubblica.it)

 

La stazione di servizio è uno di quei posti che “non vediamo”. Ci andiamo per il rifornimento, ma se dovessimo descriverne una o indicare quali ci piacciono di più, non sapremmo dirlo; e magari troveremmo la questione in bilico fra lo stravagante e l’irrilevante. Di fatto, non la consideriamo un luogo. E facciamo male. Negli Stati Uniti, dove la cultura dell’on the road è profondamente radicata, alle stazioni di servizio (filling stations, gas stations, petroleum stations, l’attenzione è molto diversa.Anche perché le stazioni di servizio si offrono per una seconda vita, quando la prima si esaurisce. Invece di agonizzare abbandonate in attesa di essere bonificate e distrutte, possono essere avviate verso destini molto diversi.

Il problema della Tutela e restauro delle stazioni di servizioviene ora posto dal libro con questo titolo (FrancoAngeli, 303 pp, 36 euro), ricchissimo di testimonianze fotografiche, scritto da Susanna Caccia. Che sottolinea come la stazione di servizio entri ufficialmente «nella storia dell’architettura con la presenza di un distributore della Standard Oil all’esposizione organizzata da Philip Jonshon al Moma di New York del 1932, Modern Architecture: International Exhibition. Del resto», prosegue la Caccia, «si erano misurati con questo tema architetti della portata di Mies van der Rhoe, Frank Lloyd Wright, Arne jacobsen, Jean Prouvé e, tra gli italiani, Giuseppe Terragni. Wright aveva progettato la sua prima stazione di servizio già nel 1927, considerandola un punto nodale nel disegno della città futuribile e ponendo l’accento sull’aspetto urbanistico della stazione nel suo essere microuniverso piuttosto che landmark». Il tema può apparire per addetti ai lavori, ma le stazioni di servizio fanno parte del paesaggio, che è un bene di tutti. Alcune, piccoli capolavori, meritano di continuare a vivere e a far parte della memoria collettiva, a condizione che abbiano una nuova ragione di esistere. In Italia, tra i pochi esempi di riuso ci sono la stazione di Trieste della BBPR, risalente al 1953 e divenuta nel 2008 un “distributore di cultura”, ovvero spazio espositivo e luogo di incontro per conferenze, mostre, proiezioni, dotato anche di postazioni internet. A Lido di Camaiore, Lucca, un distributore vicino al lungomare è diventato punto informativo per i turisti. Più curiosa la trasformazione di un vecchio chiosco per la distribuzione di carburanti a Foiano, vicino ad Arezzo, trasformato in distributore d’acqua naturale e gassata refrigerata e ribattezzato il Fontanello. L’acqua naturale è gratuita, quella gassata costa 5 centesimi al litro.

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