vado a vivere in una TRANSITION TOWWN

Tutto comincia nel 2005,quando Rob Hopkins giovane professore irlandese,formula il concetto di transaizione.
Da li nasce il movimento delle Transitionh town(Tt),comunità che,all’interno di piccole e grandi città,mettono in pratica tale concetto.
La prima è stata Totnes,in Inghilterra,che rimane tuttora un modello di riferimento per tutte le Transition town del mondo.
Quello che succede in unaTtè ptesto detto e quasi banale nella sua semplicità.
Le persone consumano in prevalenza alimanti locali e a km zero,si spostano quando è possibile a piedi o in bicicletta (e quando vanno in auto usano il
carsharing),coltivando un orto,hanno case autonome dal punto di vista energetico,riciclano i rifiuti,privilegiano il trasporto pubblico,e le
aziende locali.
E,in alcuni casi,usano una valuta locale che crea uno stretto rapporto tra commercianti,imprenditori e consumatori.
La filosofia alla base delle Tt parte da due considerazioni.
La prima:a breve il petrolio diventerà una risorsa scarsa (e perciò sempre piu’ costosa).
La seconda:,il crescente inquinamento (con emissione di gas serra) provoca il surriscaldamento del Pianeta.

Da Totnes all’Italia

L’intuizione è di Cristiano Bottone, direttore creativo (la sua agenzia si chiama Luoghi non comuni), primo promotore del movimento in Italia e fondatore a Monteveglio(BO) della prima Transition town del nostro paese (molte altre sono in via di realizzazione).”Ho scoperto quello che facevano a Totnes e ho provato a replicarlo in Italia.La transizione è una fase in cui si passa dal modello attuale a uno ideale , in cui la comunità è al centro di tutto.

Per arrivarci ci vorranno anni. Arrivando a Totnes, qualcuno si stupisce perchè ci sono ancora le automobili. Nello stesso modo a Monteveglio, prima Tt italiana portata a esempio anche dal guru Hopkins per il ruolo attivo dell’amministratore locale, non è evidente che si è in una Tt, Su 5000 abitanti, siano coinvolti in 100 . Ma la nostra vita è cambiata. Ci incontriamo per progettare iniziative, scambiare i sapori, fare insieme il sapone o il pane usando la pasta madre. La maggior parte ha cominciato a coltivare l’orto, consumare cibo locale, entrare in gruppi d’aquisto,usare il fotovoltaico. Poi ci sono iniziative piu’ visibili, come il piedibus: bambini e genitori formano una lunga colonna umana e vanno a scuola a piedi, anzichè in auto. Quando organiziamo sagre e feste, ci portiamo piatti e bicchieri da casa(non usiamo piu’ quelli usa e getta). E ancora :nelle nostre farmacie si trovano i pannolini lavabili per i bambini ; i pediatri li consigliano e dall’anno prossimo li adotterà il nido locale. Al bar l’insalata è fatta con verdure del circondario e la birra è locale.”Da che parte si inizia? Ilprimo passo è riunirsi , periodicamente , e cercare delle soluzioni a livello locale.
Per riuscirci la massima pa

rtecipazine è fondamentale.

La forza della transazione è che unisce aspetti diversi : l’attenzione all’ambiente , le relazioni tra persone, la crescita personale, l’efficenza energetica, la nuova cultura della terra.E ancora:è fondamentale coinvologere tutti : cittadini, politici, amministratori pubblici….” spiega Massino Giorgini, fondatore della Transition town di San Lazzaro di Savena (BO). Ma all’atto pratico? “A SAN lazzaro abbiamo un orto sinergico, imitando la natura e affiancando la cultura delle diverse piante a secondo delle interazioni positive: niente agricoltura intensiva o additivi chimici. Poi 18 famiglie hanno “adottato” un contadino, promettendogli di rifornirsi da lui per tutto l’anno. In questo modo, le famiglie si sonoassicuraste frutta e verdura di qualità e il contadino la sopravvivenza. Anzi,ha anche assunto una persona, creando occupazione. Fra i progetti in divenire c’è anche un mercatino del baratto e la creazione di gruppi di autoproduzione per imparare a fere in casa , per esempio, pane e jogurt ” prosegue Giorgini.

 

 

 

 

 

 

Ambiti di business

 

Quali gli ambienti in cui questo movimento puo’ dare opportunià di lavoro e business? “Il settore agricolo su tutti: una coltivazione meno industriale e piu’ sofisticata, che richiederà un maggior numero di lavoratori. Importante anche la manutenzione dell’esistente: in futuro avremo meno costruzioni e piu’ riqualificazione del patrimonio edile, soprattuto dal punto di vista energetico.In questo ambito c’è già,e ci sarà ancor di piu’ in futuro, una grande offerta di lavoro”spiega Bottone. Altri ambiti importanti:quello delle riparazioni( si tenderà a gettare via sempre meno e riparare sempre di piu’) e dell’economia verde ( fonti energetiche rinnovabili su tutto).

 

Da: Millionaire, n.9_Settembre 2011

 

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